Qual è il dato più importante che possiamo ricavare dallo “scandalo” Datagate? Che gli USA trattano i loro “alleati” europei come rivali e competitor commerciali, da spiare e tenere sotto stretto controllo per prevenirne le mosse indesiderate e soffiargli gli affari? No, chi non credeva alle favole lo sapeva già da anni, almeno dai tempi di Echelon. Che le nostre agenzie d’intelligence sono al 99% pappa e ciccia con gli yankee? No, risaputo anche questo da tempi immemori. Che Facebook, Google, Yahoo, Microsoft etc., lavorassero a stretto contatto con il governo USA e non fossero i paladini della libertà della rete? Banale pure questo. Qual è allora il dato più importante di tutto il Datagate che, a parte l’utilità di aver causato disturbi alle contrattazioni in corso sul Tafta e ad aver aperto gli occhi dell’opinione pubblica sul modus operandi degli “amici” americani, non sembra aver avuto ripercussioni concrete da parte di nessuno dei paesi europei?
Il dato più interessante che si può trarre dal Datagate è un altro ed è questo: c’è un divario tecnologico immenso tra le due sponde dell’Atlantico. Ma gli USA non erano in declino? Sì, ma noi siamo ancora all’età della pietra in certi settori. E’ un’opinione confermata dagli esperti e dagli addetti ai lavori. Così un ex funzionario d’intelligence in un articolo comparso su “il Giornale”: “La sostanza, il vero problema portato alla luce dal Datagate è il ‘gap tecnologico’ che mina le relazioni dell’Europa con gli alleati americani. C’è una distanza sempre maggiore tra la loro capacità d’acquisire informazioni e la nostra crescente incapacità di difenderle”. (1) Così pure un altro agente del settore in un articolo di “Panorama”: “In ambienti d’intelligence straniera non si fa mistero del fatto che tutti sapevamo di essere intercettati dagli Usa, del resto è difficile tenere testa agli americani. Per un paese finanziariamente dissestato colmare il gap tecnologico è impossibile” (2). E infine l’esperto Francesco Vitali sul “Quotidiano Nazionale”, dove afferma che il Datagate ha messo in luce “la straordinaria superiorità del paese più tecnologico, gli Usa – che doveva restare per così dire felpata, quasi nascosta, e ora invece emerge nella sua drammatica evidenza. Questo gap tecnologico non è recuperabile nell’immediato, ma solo con investimenti colossali e capacità d’indirizzo sovranazionale sui quali non scommetterei. L’Europa è comunque rimasta terribilmente indietro e dovrà presto interrogarsi sul suo ruolo, se vorrà averne uno – non da colonia – nel mondo del Big Data” (3).
Questo stato di fatto deriva dalla delega in bianco concessa negli ultimi decenni agli USA, per ragioni di subordinazione geopolitica, da quasi tutti i paesi europei – eccetto, solo in parte, la Francia – di sviluppo esclusivo di determinati settori high-tech, i più strategici e anche i più lucrosi; e gli USA continuano a difenderli con i denti (4).
Per invertire la china c’è un’unica strada, dura e faticosa, senza la quale l’Italia e l’Europa continueranno altrimenti – e “giustamente” – ad essere soggetti agli USA: ritirare la delega e sviluppare con determinazione, autonomamente, i settori high tech per intaccarne il monopolio statunitense, un’operazione di “big science” con investimenti colossali in scienza, tecnica e industria, che ha però come prerequisito indispensabile la fine della subordinazione geopolitica dei principali paesi europei da Washington.
Il recupero del gap tecnologico è un’operazione possibile solo con un sovranismo che s’incardini sui pilastri dello sviluppo scientifico e della crescita tecnologica ed industriale nei settori strategici e high tech (che, tra l’altro, sono anche i più redditizi) delle nuove tecnologie, della terza e della quarta rivoluzione industriale; per tale ragione, un sovranismo che si ammanti di serietà (altrimenti siamo alla burla) dovrebbe bandire dal suo orizzonte teorico e pratico, e trattare come complice del “nemico”, tutta quella melassa politica e intellettuale (a volte anche antistatunitense) con connotazioni neoluddite/tecnofobe/antiscientifiche/primitiviste/anti-industriali che corrode dall’interno ed è un freno a qualsiasi possibilità di riscatto nazionale e continentale.
Un sovranismo “prometeico”; altrimenti rassegniamoci ad essere spiati e, soprattutto, ad essere colonia.

Michele Franceschelli 

1) Anche i servizi italiani hanno spiato il Papa: http://www.ilgiornale.it/news/esteri/anche-i-servizi-italiani-hanno-spiato-papa-964296.html
2)Servizi segreti: è la spia che fa la differenza: http://news.panorama.it/esteri/Servizi-Segreti-Spionaggio-Cia-Italia
3)Potere Usa sterminato con target ‘manipolazione’. Paesi Ue? Senza strategia: http://qn.quotidiano.net/tecnologia/2013/10/25/971535-datagate-privacy-spionaggio-usa-target-nsa-manipolazione-sociale-europa-senza-strategia.shtml
4) La battaglia per le aziende strategiche: http://archiviovirtualepubblicomf.blogspot.it/2013/09/la-battaglia-per-le-aziende-strategiche.html

Articolo originariamente pubblicato sul giornale on-line 'Stato e Potenza'