giovedì 13 marzo 2014

Libia: una nuova Somalia nel Mediterraneo…

13 marzo 2014


In Libia regna il caos e il paese sta esplodendo.
Ho spiegato, nel mio editoriale del 12 marzo, come un nuovo colpo di Stato strisciante attivato dal Parlamento libico abbia liquidato Zeidan (*), uno degli uomini chiave incaricato dagli Stati Uniti di governare la “nuova Libia” made in NATO, brutalmente scacciato dal potere e fuggito…
Dopo la distruzione della prospera Jamahiriya di Gheddafi, Washington ha tentato di applicare il ‘Piano A’ della cosiddetta “primavera araba”: l’associazione degli islamisti e dei Fratelli Musulmani in un potere militarizzato, quello del trio libico della CIA, Megaryef – Zeidan – Hifter.
La potenza di molte truppe islamiste e delle città-milizie, tutte derivanti dalle katiba del Consiglio Nazionale di Transizione (CNT) organizzate dalla NATO – ha reso questo scenario impossibile.
Rimane il ‘Piano B’, la somalizzazone della Libia, la teoria geostrategica del Caos messa in applicazione.


RITORNO AL LABORATORIO SOMALO
La Somalia è stato un laboratorio geopolitico in Africa per Washington.
La Somalia è uno Stato estinto che è servito da laboratorio all’imperialismo mercantile americano – dobbiamo smettere di qualificare stupidamente come “Impero” la talassocrazia mercantile americana, potenza del Mare, che non è che la nuova Cartagine – per concepire il suo progetto di un Nuovo Ordine in Africa e il “Grande Medio Oriente”. Chi si ricorda oggi lo Stato somalo in sviluppo, potenza regionale degli anni ‘80, e del regime socialista di Siad Barre?
Come nell’Afghanistan socialista, alleata dell’URSS, o nella Jamahiriya socialista di Gheddafi, Siad Barre aveva spezzato la miseria di un futuro clanico e tribale. Il destino della Somalia sarebbe stato invece simile a quello dell’Afghanistan socialista. Una discesa agli inferi provocata dall’imperialismo statunitense e dalla sua manipolazione delle tribù, delle etnie, dei clan e degli islamisti. Senza dimenticare il fuoco attizzato con le contese tra la Somalia e i suoi vicini.
Dal 2011, con gli stessi metodi, lo stesso scenario e gli stessi attori, è stato anche il tragico destino della Libia…


LA TEORIA DEL CAOS IN AZIONE: MILIZIE – PARTITI – CITTA’/ARMATE – AUTONOMISTI – JIHADISTI… LA LIBIA ESPLODE!
“Gli islamisti stanno guadagnando terreno in Libia, dopo la cacciata martedì del primo ministro Ali Zeidan, proprio quando le manovre delle forze fedeli al Parlamento, opposte ai ribelli separatisti dell’Est, stavano sollevando lo spettro di una guerra civile”, riporta l’AFP. Analisi troppo concisa che non tiene conto dell’esplosione della Libia.
Ora sappiamo di più sul rovesciamento del primo ministro pro-USA. Perché è di un colpo di Stato strisciante ciò di cui si sta parlando; non di un incidente parlamentare. Zeidan non è sopravvissuto martedì ad un altro voto di fiducia al Congresso generale nazionale (CGN, il Parlamento fantoccio scaturito dalle elezioni truccate dalla NATO) – che usurpa il nome di “Congresso Generale del Popolo”, la più alta autorità della Jamahiriya occupata -, la massima autorità politica del Paese, “dove dei blocchi islamisti tentano da mesi di far cadere il governo per mettere le mani sull’esecutivo”.
Il ministro della Difesa Abdallah al-Theni dovrà assumere l’interim fino alla nomina di un nuovo capo del governo, entro due settimane, secondo il CGN. Il Procuratore Generale ha emesso un divieto di viaggio per Mr. Zeidan, ma il primo ministro maltese Joseph Muscat ha dichiarato alla stampa mercoledì che “un aereo privato con l’ex funzionario libico si era fermato due ore a Malta, martedì notte, prima di ripartire per un altro paese europeo”.
Il rovesciamento è stato organizzato dalle fazioni islamiste. “Anche se non sono la maggioranza dei circa 200 membri del Congresso, gli islamisti sono riusciti a guadagnare influenza, reclutando membri, in particolare all’interno del blocco del Partito per la giustizia e la costruzione (il PJC, nato dai Fratelli Musulmani) e il blocco Wafa, più radicale”, scrive l’AFP.
Dalla sua elezione nel luglio 2012, il Congresso si è impossessato di quasi tutti i poteri, lasciando poco spazio di manovra al governo fantoccio, ogni giorno più impotente, non avendo nemmeno più autorità su Tripoli. L’ex primo ministro denunciava regolarmente questa invasione del legislativo sull’esecutivo. Sabato ancora una volta, aveva affermato che “il capo di stato maggiore dell’esercito riceveva gli ordini dal Congresso, e non dal ministro della Difesa”.
Aggiungendo che lo stesso governo, o chi ne aveva il ruolo, non era che un sindacato di diversi interessi dove partiti, milizie e città-milizie si erano accaparati posti e prebende in funzione del loro potere locale.
Nonostante le pressioni degli islamisti, Zeidan rifiutò di dimettersi: “Noi non insistiamo a rimanere, ma siamo preoccupati a consegnare il paese a una certa parte che lo potrebbe portare verso una direzione che non serve l’interesse nazionale”, ha spiegato sabato. Mahmoud Chamman, pro-liberale, a capo di una televisione privata e ex-ministro dell’Informazione, ha accusato il Congresso di “banditismo costituzionale” e una decina di eletti hanno denunciato “irregolarità” nella procedura del voto di fiducia nei confronti del governo.
“Dopo questa prova di forza politica, gli islamisti sembrano anche determinati a guadagnare terreno sul piano militare e ad escludere i loro principali rivali”, secondo un diplomatico occidentale.
Varie forze si contrappongono (in particolare) :
– la potente milizia della città di Zintan nell’ovest (organizzata e armata dai generali francesi e dalla NATO nel giugno – luglio del 2011), fedeli alla corrente liberale e all’ex Primo ministro, vale a dire agli americani;
– gli autonomisti dell’Est, in Cirenaica, che bloccano da mesi i principali siti di petrolio. E che sono (o che erano, dato che in Libia tutto è instabile) sotto il controllo dei Servizi britannici MI5 e MI6, sponsor tradizionali dei monarchici pro Senoussi;
– le diverse milizie islamiste, discendenti delle katiba del CNT, che dominano Tripoli e Misurata;
– per non parlare della rete di al-Qaeda e AQIM (al-Qaeda nel Maghreb islamico);
– e gli outsiders, quelli di cui i media della NATO parlarno poco o niente: la RESISTENZA VERDE pro-Gheddafi, che sta guadagnando slancio in tutta la Libia…
Così, poco dopo il licenziamento di Zeidan, il “Consiglio locale e militare di Tripoli” ha rilasciato un comunicato che chiede “la partenza di tutte le formazioni posizionate nei punti strategici, in particolare all’interno dell’aeroporto internazionale di Tripoli e sulla strada per l’aeroporto”, riferendosi alle milizie di Zintan.

SCISSIONE DEL PAESE E FORZE AUTONOMISTE, VERSO LA GUERRA CIVILE?
Inoltre, il CGN ha ordinato lunedì di formare una “forza armata per liberare e togliere i blocchi sui porti petroliferi”. Questa forza dovrebbe essere composta da unità dell’esercito e da ex ribelli che hanno combattuto contro Muammar Gheddafi nel 2011, “anche se la rivalità tra le fazioni e i gruppi di ex ribelli e la proliferazione delle armi recuperate in gran quantità (…) formano un cocktail pericoloso”.
Scudo della Libia, una milizia islamista composta principalmente da ex ribelli di Misurata (ovest), è stata la prima forza a procedere verso Sirte, più a est, dove martedì sera ha costretto dei ribelli della Cirenaica (est) a lasciare le loro posizioni. “Le nostre forze si sono ritirate a Wadi Lahmar”, 90 km a est di Sirte, frontiera storica della Cirenaica secondo la Costituzione del 1951 (abolita dalla Rivoluzione di Gheddafi), una fonte dei ribelli ha detto a condizione di rimanere anonima. Questa fonte ha anche denunciato l’intervento di una “milizia tribale”, piuttosto che dell’esercito regolare, e ha messo in guardia contro il rischio di “guerra civile”.
Dei capi tribali e dei dignitari della regione orientale hanno avvertito martedì che un attacco contro la Cirenaica porterebbe ad una partizione del paese. Questi separatisti avevano già annunciato, in agosto, la formazione di un governo locale e la creazione di una banca e di una compagnia petrolifera.
La Libia – in questo mese di marzo 2014 – è il caos in marcia che come i terremoti cresce per cerchi e onde. La guerra di tutti contro tutti. Questi sono i frutti velenosi della politica occidentale. “Proteggere i civili libici” ci hanno detto … Che cosa pensano oggi di questo disastro Obama e Sarkozy? BHL (Bernard-Henri Lévy), il cantante megalomane dell’ “interventismo umanitario”, non ci pensa. Lui e i suoi amici sono troppo impegnati ad applicare la teoria del Caos in Ucraina.
L’Ucraina, che non è in Africa, ma nel cuore dell’Europa!







Fonte:http://www.alterinfo.net/LA-LIBYE-UNE-NOUVELLE-SOMALIE-SUR-LA-MEDITERRANEE_a100626.html

Articolo originariamente pubblicato sul giornale on-line 'Stato e Potenza'

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