“We came, we saw, he died”

La pianificata e criminale distruzione della Giamahiria di Muammar Gheddafi e la sua trasformazione in una “nuova Somalia” (o se preferite, un “nuovo Iraq”) nel Mediterraneo (1), alle porte dell’Italia e dell’Europa, è stata scientificamente voluta dagli Stati Uniti e dai suoi vassalli europei, il neocon a passaporto francese Sarkozy e David Cameron, per eliminare un uomo politico “scomodo” – Gheddafi – perché indipendente e non allineato agli USA, e per far avanzare Africom e la NATO, fanteria coloniale del Pentagono, nel continente africano.
La guerra alla Libia è stata anche una “guerra contro l’Italia” sia per gli strettissimi legami, non solo economici, che univano la Giamahiria alla nostra nazione, ma anche per le disastrose conseguenze che il previsto caos libico avrebbero avuto sul nostro paese: trasformando la Libia in un “hub” internazionale del traffico di immigrati, l’Italia sarebbe diventata la meta di un’"invasione" umana pressoché inestinguibile, potenzialmente capace di destabilizzare non solo l’Italia, ma l’intera Europa.





Un servilismo criminale e traditore degli interessi nazionali
“Non c’é stato un sommovimento popolare perché Gheddafi era amato dal suo popolo, come ho potuto vedere quando sono stato in Libia (…) Uomini di potere hanno deciso di dare vita a un’altra era facendo fuori Gheddafi”, così in modo criptico Berlusconi ad Atreju nel settembre 2011. Quegli “uomini di potere” erano i decisori politici che a migliaia di chilometri di distanza, a Washington, Londra e Parigi, avevano pianificato di uccidere Gheddafi e di distruggere la Giamahiria, portando il caos nel paese e in quelli limitrofi.
Per i loro piani era però indispensabile che l’Italia di Giorgio Napolitano e Silvio Berlusconi eseguisse scrupolosamente gli ordini impartiti: concedere l’utilizzo delle basi militari presenti sul suo territorio, senza le quali sarebbe stato impossibile compiere in modo continuativo gli attacchi; stracciare il favorevole “Trattato di Amicizia” da poco siglato con Gheddafi e che prevedeva, tra le varie clausole, che l’Italia non avrebbe concesso le sue basi per attaccare la Libia; partecipare attivamente ai bombardamenti sobbarcandosene gli ingentissimi costi; mettere in atto un’operazione di propaganda e censura per soffocare il prevedibile dissenso interno sia per le vittime civili dei bombardamenti sia per il sostegno militare ai ribelli islamisti, oltreché per una guerra autolesionista che avrebbe distrutto le convenienti posizioni economiche dell’Italia e avrebbe portato la Libia nel caos, in mano a qaedisti, trafficanti di droga ed esseri umani, nell’anarchia della lotta reciproca delle tribù, delle milizie, delle città, etc, in un copione già sperimentato dagli angloamericani in Somalia e in Iraq.
Per questo, mentre Napolitano si prodigava a pontificare sulla necessità e sulla moralità della partecipazione italiana alla guerra, e mentre gli allora ministri La Russa e Frattini sgomitavano nel fare a gara a dimostrarsi i più ligi nel governo alle direttive di Washington-Londra, e intanto che la Lega Nord mugugnava per poi allinearsi come sempre, fu messa in opera una meticolosa opera di disinformazione e censura sui mass-media nazionali volta a nascondere alla popolazione italiana quello che stava realmente accadendo e le sue disastrose conseguenze; furono poi anche arrestati diversi esponenti dell’ “Associazione degli studenti libici” in Italia, rei di aver conquistato troppo spazio (2) nella loro opera di contro-informazione su Gheddafi, la Giamahiria, i presunti-ribelli e la guerra.
Solo a giochi fatti – e dopo che i droni americani e i jet francesi (3) avevano bombardato la colonna di veicoli blindati che stava scortando il Rais nella sua eroica resistenza a Sirte – cominciarono a venire alla luce le reali dimensioni della criminale partecipazione italiana alla guerra.
Non fu infatti solo un sostegno “passivo” – con la fondamentale concessione dell’utilizzo della basi – ma anche “attivo”, come riportò con orgoglio (sic) a fine novembre 2011, il generale Giuseppe Bernardis parlando di un “contributo intensissimo da parte dell’Aereonautica Militare, dal 19 marzo al 31 ottobre 2011, all’interno delle missioni Odyssey Dawn e Unified Protector”. “Un’attività che è stata tenuta per lo più nascosta al padrone vero dell’Aeronautica Militare”, continuava il generale, “che sono gli italiani, per questioni politiche, per esigenze particolari”.
I velivoli italiani condussero quindi, in sette mesi, circa 1.900 sortite, con le missioni di bombardamento vero e proprio – autorizzate dal governo Berlusconi il 26 aprile, e di cui la prima venne effettuata il 28 nell’area di Misurata – che furono 456, solo considerando quelle di “attacco al suolo contro obiettivi predeterminati” (310) e quelle di “neutralizzazione delle difese aeree nemiche” (146), senza contare gli “attacchi a obiettivi di opportunità”, il cui numero è stato minore .… (4)
Quindi, i piloti della nostra nazione parteciparono attivamente (con, tra l’altro, una pesantissima spesa del contribuente italiano) ai bombardamenti di case e quartieri residenziali di Tripoli, negli omicidi mirati di uomini del governo libico, ma anche di donne e bambini, contro le infrastrutture, le reti televisive, l’Università, contro Bab al-Aziziya, contro Sirte, Misurata, contro gli acquedotti… il tutto per uccidere Gheddafi, far avanzare Africom e la NATO, portare il caos in Libia, trasformandola in “nuova Somalia” (o in “nuovo Iraq”), in un “hub” del terrorismo qaedista e del traffico internazionale di immigrati, nello sbocco naturale per le infinite e lucrose carovane di disperati che arrivano dall’Africa centrale e meridionale (5).
E allora qui non possiamo non ricordare che era proprio il giugno del 2011, esattamente la notte tra il 19 e il 20 giugno, quasi 3 anni fa, quando aerei NATO, probabilmente guidati da solerti piloti dell’Aeronautica Militare comandati da zelanti (nel servire Washington) generali italiani ricchi di decorazioni, bombardarono Sorman, uccidendo 19 persone tra la popolazione civile, tra cui 8 bambini. Come tipica prassi degli ipocriti interventi umanitari made in NATO, l’Alleanza Atlantica prima smentì categoricamente di aver condotto attacchi “in quell’area e a quell’ora”, poi ammise – di fronte alle evidenze della TV libica – un raid su Sorman, su presunti obiettivi militari, negando di aver provocato vittime civili (6)… L’obiettivo militare sarebbe stata la casa di Al-Hamed Al-Khweldy, uno dei veterani della gloriosa rivoluzione verde del 1969, la cui unica colpa era quella di rimanere fedele al colonello e di non farsi comprare dai dollari USA e di non farsi intimidire dalle bombe (7)… Qui di seguito due video sulla strage:



Questo è solo uno dei tanti episodi criminali dei bombardamenti sulla Libia… una vergogna indecente che non possiamo dimenticare e che grida vendetta contro i traditori e i servi che nelle più alte cariche delle Forze Armate Italiane e della politica si rese complice di tali delitti, e che ha svenduto l’interesse nazionale partecipando ad una “guerra contro l’Italia”.





Una “nuova Somalia” nel Mediterraneo
I frutti di questo servilismo criminale e vergognoso sarebbero stati la trasformazione della Libia in una “nuova Somalia”.
Il nostro fu l’unico movimento antagonista (8) – mentre i neocolonialisti e razzisti gruppuscoli della destra radicale optavano per il “né, né”, essendo Gheddafi, nella loro retorica, sempre un “beduino”, “un anti-italiano”, etc, non diversamente, nei fatti, dai “né, né” della sinistra radicale per cui il Raìs era un “dittatore” che opprimeva il suo popolo e le sue aspirazione democratiche, che negava i diritti dei migranti, etc. etc. – il nostro, dicevamo, fu l’unico movimento antagonista che scese in piazza per denunciare pubblicamente la criminale guerra di aggressione a cui stava partecipando il nostro paese, palesando al contempo il nostro sostegno all’eroica Resistenza, guidata dal Colonello e dal figlio Khamis, contro la NATO e i tagliagola qaedisti made in USA.
All’epoca fummo facili profeti e non ci allieta di certo vedere oggi le nostre profezie realizzarsi; anzi, aumenta la rabbia perché la nostra nazione sprofonda giorno dopo giorno nel degrado e nella miseria, e quella casta atlantica che ci portò in guerra e ci porta allo sfacelo è sempre lì, salda al comando, pronta a svendere nuovamente l’interesse nazionale alla prima occasione, come lo è stato in Libia e poi in Siria, e come si sta prefigurando con la Russia, conducendoci a nuove ed autolesioniste guerre di aggressione.
Oggi, dopo tre anni, stiamo ancora assistendo in Libia ad una battaglia senza fine tra tribù, milizie, terroristi qaedisti, bande, resistenza gheddafiana, trafficanti e mercenari, in una situazione assolutamente fuori controllo.
L’Occidente si stringe ora attorno al generale Haftar, che sta bombardando e massacrando mezza Libia per cercare di riportare l’ordine, uccidendo centinaia di persone; ma per l’Occidente questa volta non c’è necessità di intervenire con una No fly zone per proteggere la popolazione dai bombardamenti e dai crimini di Haftar (questi sì, veri; al contrario di quelli inventati a suo tempo e attribuiti a Gheddafi e che servirono da giustificazione alla guerra (9)); nessuno s’indigna e si straccia le vesti per un intervento umanitario; Napolitano tace. Il motivo è chiaro: Haftar è stato allevato dalla CIA  (10).
Il Pentagono approfitta del caos per aumentare le truppe di marines in Sicilia con la scusa del terrorismo islamico. Nessuno ricorda che con Gheddafi i terroristi islamici di Al-Qaeda non avevano cittadinanza ed erano perseguitati; ma è sempre il solito giochino del cane che si morde la coda, con gli statunitensi che prima sostengono il terrorismo (vedi Somalia, Afghanistan, Libia e Siria) e poi dicono di volerlo sradicare intervenendo militarmente come paladini dell’Occidente contro la barbarie islamista… la solita storiella.





Alla radice dell’odierna "invasione" migratoria
Mentre le strategie militari e geopolitiche del Pentagono e degli USA escono rafforzate dal caos libico, l’Italia ha subito e subisce dei colpi micidiali. I contratti miliardari delle nostre imprese sono sfumati nel nulla; resiste, tra mille difficoltà, incertezze e ridimensionamenti, solo ENI. Ma per il resto, nulla, la maggior parte è tutto sfumato.
Ma soprattutto ora regna il caos alle nostre porte di casa; mentre gli yankee sono a migliaia di chilometri a godersi lo spettacolo. Milioni di persone, disperati e affamati dell’Africa, del Maghreb e del Medio Oriente, ma anche terroristi e criminali, si ammassano sulle coste libiche pronti a salpare per la penisola italiana (...).
Gheddafi, con il suo potere centrale, garantiva un controllo sui flussi e sull’area, pattugliando le coste e i confini in collaborazione con l’Italia; con il suo governo a carattere laico-socialista, il Raìs è sempre stato uno strenuo nemico del terrorismo islamico e qaedista; con le sue politiche economiche di stampo socialista, il Colonello garantiva buoni livelli di vita per le popolazioni locali e riusciva molto spesso anche ad impiegare in loco la manodopera africana che proveniva dal sud nella realizzazione di grandi opere di interesse collettivo; con la sua politica di sviluppo pan-africana attuata all’interno dell’Unione Africana, che aveva contribuito a far nascere, aveva messo in piedi il più efficace programma a lungo termine contro l’immigrazione clandestina nel nostro paese, perché i suoi programmi andavano alla radice del problema migratorio, ovvero la povertà dovuta allo sfruttamento colonialista e alla destabilizzazione geopolitica di matrice statunitense.

Le decine di migliaia d’immigrati già arrivati sulle nostre coste (se ne preannunciano centinaia di migliaia) sono perciò l’amaro frutto del servilismo dell’Italia agli Stati Uniti; sono la conseguenza dell’ignobile tradimento degli interessi dell’Italia da parte delle nostre gerarchie politiche e militari che, da più di 60 anni, godono della dolce protezione di Washington perché la assecondano nei suoi interessi geopolitici, che sono contrari agli interessi della nostra nazione, rendendola anche corresponsabile di crimini odiosi e infamanti, come lo è stato in Libia, ma anche in Serbia, Iraq e Siria.
Prima delle politiche immigrazioniste portate avanti dal Vaticano, da Confindustria, dalla UE e dalla sinistra, la radice vera ed ultima dell’immigrazione extracomunitaria è nella politica estera degli Stati Uniti (e poi, in subordine, di Londra e Parigi), una politica che porta continuamente nel Maghreb, nel Medio Oriente e nell’Africa destabilizzazione, sfruttamento, povertà e caos. Ma agli yankee che importa? A loro interessa solo estendere la rete delle basi militari e mettere al governo fantocci filo-USA; LORO sono a migliaia di chilometri di distanza dalle loro frontiere, mentre NOI siamo a due passi…
Quanto tempo ci vorrà ancora perché, oltre il fumo potente della retorica propagandistica controllata dagli Stati Uniti, gli italiani capiscano che la politica degli USA e i loro interessi non sono coincidenti con i NOSTRI? Anzi, il più delle volte, sono esattamente CONTRARI!





Italia reagisci!
Ora più che mai bisogna che l’Italia reagisca, l’Italia che ha a cuore il suo futuro, quello dei suoi figli e del suo onore, si deve ribellare contro la casta dei traditori criminali e dei servi di Washington; deve rivendicare giustizia per tutto quello che le è stato fatto subire in questi decenni, e lottare contro il tragico futuro verso cui ci vogliono portare, un futuro fatto di banlieues, di conflitti interrazziali, di sfruttamento del lavoro, di disoccupazione, di guerra fra poveri, di droga, di terrorismo islamista, di caos sociale e di nuove e criminali guerre della NATO contro gli interessi della nazione.
LORO sanno che siamo in una situazione in ebollizione, come in una pentola a pressione sempre più vicina ad esplodere, perché è innaturale che una comunità assista passivamente alla propria morte: per questo creano e tollerano false opposizioni, per questo cercano di smidollare ed effemminare il popolo, per questo ci inculcano falsi miti utili ad anestetizzare la gioventù, per questo creano falsi nemici (la Germania, la Russia, la Cina, etc).
L’Italia non ci deve cascare!

L’Italia ha un fulgido esempio cui rifarsi, senza dover prendere lezioni da nessuno! Questo esempio si chiama Enrico Mattei, un uomo che ha lottato fino all’ultimo per la sovranità dell’Italia, per il suo progresso tecnico e scientifico, per la sua neutralità in politica estera fuori dalla NATO, per il co-sviluppo paritario con i paesi del Maghreb, del Medio Oriente e dell’Africa, contro lo sfruttamento capitalista di stampo anglosassone (una filosofia win-win, come direbbero i cinesi), che amava il suo popolo e la sua nazione e non l’avrebbe mai svenduta ai mercanti di Washington e Londra. Per questo è stato fatto fuori.
Enrico Mattei è stato svenduto dai quei nemici della Patria che, oggi come ieri, sono nei posti di comando, nell’ombra, nei gangli del potere marcio ed atlantico dell’esercito, della politica, della finanza.
Enrico Mattei, caduto per la sovranità nazionale. Anche lui, come il compianto Muammar Gheddafi e i martiri di Sorman, ci chiedono una sola cosa: REAGIRE! FARE GIUSTIZIA! LIBERARE! Per il nostro futuro, per i nostri figli, per il nostro onore!


Michele Franceschelli

NOTE:
1.Libia: una nuova Somalia nel Mediterraneo
2.Libia: arrestato a Perugia Nuri Ahusain. Nuri Ahusain, presidente degli studenti libici in Italia, colpevole di divulgare nelle piazze e sui media nazionali (Le Iene: gli amici di Gheddafi) un’informazione veritiera e non atlantica su quanto stava realmente accadendo in Libia.
3.Col Gaddafi killed: convoy bombed by drone flown by pilot in Las Vegas 
4.Missione Libia 2011, le operazioni “tenute nascoste agli italiani” rivelate dal generale Giuseppe Bernardis. 1900 raid e 456 bombardamenti 
5.Vedi nota 4.
6.Napolitano, sulla Libia stop alla Lega
intesa Pdl-Lega: “Decida Consiglio di difesa”
7.L’infanticidio, nuova tattica’ della NATO: il massacro di Sorman 
8.30 August 2011, Rome: italian supporters of Gheddafi 
9.Libia: e se fosse tutto falso?
10.Haftar: il “socio effettivo” degli Stati Uniti in Libia